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“Parlami...” e Francesco ricevette in dono le stimmate della croce di Gesù

Si è tenuta nella chiesa di San Francesco a Fondi la celebrazione diocesana delle stimmate, in preparazione al pellegrinaggio regionale alla tomba del Poverello di Assisi e l’offerta dell’olio alla lampada votiva.

 

 

di Gaetano Orticelli - Foto di Tommaso Delli Colli

Il 17 settembre di ogni anno, nella tradizione francescana, si ricorda l'impressione delle stimmate di san Francesco. Quest'anno i fedeli delle diverse diocesi laziali, in orari e con modalità diverse, si sono ritrovati per riflettere, pregare e prepararsi insieme al pellegrinaggio sulle orme del Poverello di Assisi.

L’Arcivescovo di Gaeta, Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, ha voluto che anche la Chiesa gaetana fosse in comunione in preparazione all’offerta dell’olio alla lampada votiva che quest’anno interessa il Lazio.

Mercoledì scorso, nella chiesa di San Francesco a Fondi, si è svolta la celebrazione diocesana della festa delle stimmate del Santo di Assisi dove i vari momenti liturgici, si sono conclusi con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Ministro provinciale dei frati minori, M.R. Padre Agostino Esposito. Al termine della quale si è tenuto l’omaggio votivo al Patrono d’Italia.

“Parlami...”. “Il grido di un uomo che vive momenti di crisi esistenziale e spirituale” commenta Padre Massimiliano Scarlato parroco di San Francesco a Fondi. “Un uomo che tra scelte eclatanti e uno stile di vita povero rischia tutto per una voce che da un crocifisso parla al suo cuore. Le stimmate sono la risposta, sono l`esperienza mistica di chi, chiamato da Dio, diventa invocato dagli uomini come santo, come l`altro Cristo. L`esperienza è come se fosse un parto: Francesco passa dal dolore della carne al giubilo del cuore”. “ Il 17 settembre 2014 – ha affermato Padre Massimiliano - anche noi che siamo innamorati del Poverello di Assisi e siamo in cammino con Papa Francesco, siamo invitati a passare dal segnarci con la croce ad essere testimoni e segno del messaggio della croce”.

La storia.

Da San Damiano, dove in gioventù il Crocifisso parlò a Francesco, al Monte della Verna.

L’inizio ed il compimento della storia di un uomo crocifisso per amore.

Il Monte de’ La Verna Francesco lo ricevette in dono dal conte Orlando da Chiusi, un luogo adatto alla vita solitaria e a fare penitenza.

Il silenzio di quel monte rapì l’anima di Francesco, il quale preferiva sistemarsi nelle profondità della roccia per vivere nascosto il fuoco che bruciava nel suo petto.

Accadde, nel 1224, due anni prima della sua morte, che gravi tensioni si erano accese nell’Ordine, così il Santo desiderò allontanarsi e si ritirò a La Verna, per vivere una quaresima in onore di San Michele.

Qui, Francesco era intento a meditare come fosse possibile potersi unire ancora più intimamente col Cristo Crocifisso. Il giorno dell’Esaltazione della Croce, il Signore, avendo ascoltato le preghiere di questo figlio, gli rispose. E Francesco fu fatto degno di ricevere sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo.

Un prodigio mirabile: la figura di un serafino, con sei ali luminose, infuocate, discese dal cielo e giunse vicino all'uomo di Dio.

Questi riuscì a vedere l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce.

In seguito, si potevano scorgere sul corpo del Poverello non i fori dei chiodi, ma i chiodi stessi formati di carne di colore del ferro al centro delle mani e dei piedi, mentre il costato era imporporato dal sangue.

San Francesco fu, semplicemente un “altro Cristo”: il Cristo risorto rivisse in modo perfetto nel Santo, posseduto e trasformato dallo Spirito dell’Amore.

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